“Mappa del Pensiero” è un termine ombrello usato per indicare tutte quelle mappe e quei diagrammi che aiutano ad analizzare, comunicare e organizzare graficamente pensieri, idee, concetti, nonché a individuare tra essi relazioni.
Strumenti che non dovrebbero mancare nella cassetta degli attrezzi di creativi, scrittori e, in generale, di chiunque debba trovare e sviluppare nuove idee e soluzioni, le mappe di questo genere sono davvero tante. Tra esse è possibile includere i Diagrammi di Flusso, i Diagrammi ad Albero, noti anche come “Dendrogrammi”, i Diagrammi a Spina di Pesce o “di Ishikawa”, nonché quelle che, a mio parere, risultano più idonee a sostenere e affiancare le diverse fasi dei processi creativi: le Mappe Mentali, le Mappe Concettuali e i Diagrammi a Ragno.
Queste ultime tre tipologie di mappe risultano certo ideali per studiare, prendere appunti, ripassare, approfondire argomenti, ma sono non meno perfette quando l’esigenza è quella di fissare e sviluppare idee, effettuare scelte, definire processi, strutturare discorsi, articoli, romanzi. La loro struttura consente di ramificare il pensiero in più direzioni, in modo naturale e non lineare, e di scoprire collegamenti anche inusuali.
Di seguito, spiegherò le differenze intercorrenti tra Mappe Mentali, Mappe Concettuali e Diagrammi a Ragno, e il ruolo che possono svolgere nel processo creativo.
Mappe Mentali, Mappe Concettuali, Diagrammi a Ragno: le differenze
È giusto precisarlo: non sono un’esperta di Mappe Mentali o Concettuali. Non sono qui per insegnarvi come creare la mappa perfetta o per fornirvi indicazioni a prova di errore. Non sono una guru delle Mappe del Pensiero. Sono però una persona che le usa quotidianamente, per il lavoro e non solo.
L’uso che ne faccio, il modo in cui le creo, non sono sempre quelli ortodossi. Le realizzo spesso a modo mio, così da adattarle ai percorsi della mente, percorsi che richiedono ora uno strumento veloce e leggero per trattenere e sviluppare le idee, ora uno più solido e definito che consenta di individuare i punti di forza a colpo d’occhio o di condividere con altri quanto riassunto tra una parola chiave e una freccia. E questi tre tipi di mappe, con le loro strutture diverse e flessibili, ben si adattano al raggiungimento di differenti obiettivi.
La rete offre numerosi contenuti su questo argomento. Non è difficile trovare articoli o video che spiegano le caratteristiche o le differenze intercorrenti tra Mappe Concettuali, mentali e a ragno. L’intelligenza artificiale generativa rende inoltre ancora più semplice ottenere informazioni immediate, più o meno affidabili.
Per non risultare banale, fornirò informazioni derivanti sia dalla pratica sia dalla lettura di testi dedicati all’argomento, in particolare redatti dai creatori delle Mappe Mentali e Concettuali, Tony Buzan e Joseph Novak. Farò riferimento soprattutto a “Le leggi delle mappe mentali” (T. Buzan, edizione Hoepli) e a “Costruire mappe concettuali” (J. Novak, edizione Erickson), nonché, per quanto riguarda le Mappe Concettuali, al materiale disponibile sul sito https://cmap.ihmc.us/, alla sezione “Learn About Concept Maps”.
Tanto per cominciare, ecco un’infografica che sintetizza le caratteristiche più rilevanti delle tre tipologie di mappe:

Le Mappe Mentali
“Il cervello non pensa in termini di barre degli strumenti, menù ed elenchi: pensa in modo organico” (T. Buzan, “Le leggi delle mappe mentali”, cap. 1)
Partiamo dalle Mappe Mentali. Ideate da Buzan negli anni Sessanta del XX secolo, sono nate in seguito al suo bisogno di trovare un metodo di studio più efficace rispetto a quello che era solito utilizzare, basato sui classici appunti lineari. Resosi conto della mancanza di testi e di studi inerenti al funzionamento del cervello in termini di apprendimento, iniziò lui stesso a esplorare questo ambito di studio e, a poco a poco, l’idea delle Mappe Mentali, ispirate alla struttura dei neuroni e delle sinapsi, prese forma, fino a raggiungere la sua struttura definitiva.
Diagrammi articolati che, a partire da un’immagine centrale, si sviluppano in tutte le direzioni attraverso rami radiali, più spessi verso il centro e più sottili a mano a mano che si allontanano da esso, le Mappe di Buzan non sono composte da sole parole, linee rigide, tratti monocromatici. Caratteristiche essenziali sono:
- l’uso dei colori, utili per stimolare la parte destra del cervello
- la presenza di immagini, in grado di favorire la memorizzazione
- l’impiego di simboli e codici
- l’uso di frecce e linee, utili per collegare concetti affini
- l’impiego di parole chiave singole, una per ramo, ideali per favorire le libere associazioni
- la presenza di rami aventi la medesima lunghezza delle parole o delle immagini.
Queste caratteristiche sono incluse nel capitolo 2 del libro edito dalla Hoepli, tra le “10 leggi delle Mappe Mentali”. Ad esse si affiancano l’uso di un foglio bianco e la chiarezza.
Il libro riporta anche spiegazioni precise circa il modo in cui procedere per realizzare delle vere e proprie Mappe Mentali. In particolare, indica di partire da un foglio di grandi dimensioni, tenuto in orizzontale. Il primo passaggio da compiere consiste nel disegnare, al centro del foglio, l’immagine di partenza. Questa, da realizzarsi con 3 colori, deve indicare il tema centrale della mappa e può essere accompagnata da una scritta, meglio se tridimensionale.
Dall’immagine centrale è quindi necessario far partire i rami di primo livello, più spessi al centro e più sottili a mano a mano che si allontanano da esso. Ognuno di questi rami deve avere un colore diverso ed essere etichettato da una singola parola o immagine. Da questi rami di primo livello si possono poi far partire rami di secondo livello, un po’ più sottili, poi di terzo livello e così via. Ogni ramo successivo approfondisce l’argomento, sempre facendo uso di parole chiave, immagini, colori, nonché simboli e codici. I colori stessi possono diventare dei codici e aiutare a individuare le diverse tematiche trattate nella mappa. Per finire, è possibile utilizzare linee e frecce per collegare tra loro argomenti, idee, pensieri correlati.

Divertenti da realizzare e consultare, queste Mappe del Pensiero risultano ottime per prendere appunti – non solo in ambito scolastico, ma anche lavorativo o in fase di ricerca di informazioni -, aiutano a organizzare i pensieri, stimolano la creatività e la memoria, offrono nuovi modi per progettare e pianificare.
Chi desidera realizzarle tramite computer può usare uno dei numerosi software disponibili sul web oppure può creare rapidamente una semplice web app utilizzando un modello di IA generativa come Claude o Gemini. Nell’immagine sotto potete vedere quella da me realizzata sfruttando la modalità Canvas di Gemini Pro.

Se volete provarla, potete visitare questo link.
Le Mappe Concettuali
Mappe Mentali e Mappe Concettuali vengono spesso confuse. In realtà, si tratta di due strumenti grafici molto diversi fra loro per organizzazione, struttura, finalità di utilizzo.
Sviluppate nel 1972 da Joseph Novak, anche le Mappe Concettuali nascono come strumenti di supporto allo studio e all’apprendimento. Questo rimane tutt’oggi il loro utilizzo precipuo. A differenza delle Mappe di Buzan, non sfruttano, almeno nella loro forma originale, colori e immagini. Inoltre, non hanno una forma radiale, ossia non vengono realizzate a partire da una parola posizionata al centro del foglio. Il termine di partenza, definito “concetto radice”, viene posto nella parte superiore del foglio, mentre quelli successivi, detti semplicemente “concetti“, vengono disposti dall’alto verso il basso, con una disposizione verticale, oppure in forma ciclica. In entrambi i casi, viene mantenuta un’organizzazione gerarchica. È utile ricordare che si possono avere più concetti di partenza.
I concetti, definiti da Novak quali “regolarità percepite di eventi o oggetti o registrazioni di eventi o oggetti”, possono essere singole parole o brevi frasi e sono posti all’interno di forme, principalmente rettangoli o cerchi, nonché collegati fra loro da linee o frecce. Su questi elementi di collegamento si trovano parole o frasi legame, nella maggior parte dei casi composte da verbi e altre particelle, e utilizzate per creare relazioni tra due concetti e formare proposizioni, ossia unità di significato.
Le Mappe Concettuali vengono sviluppate a partire da una domanda, definita “domanda focus”. Il loro fine è quello di dare una risposta alla domanda di partenza. Giacché può capitare che, nel corso della realizzazione della mappa, ci si allontani dalla domanda focus, è possibile sostituirla con una più in linea con il contenuto creato.

A livello visivo risultano pulite, chiare, essenziali, facili da interpretare anche da persone diverse da quelle che le hanno realizzate. Ideali per verificare e ampliare le conoscenze, organizzare i contenuti, definire i passaggi di un processo o di un progetto, possono essere utilizzate anche per condividere idee e progetti con altri membri del team.
Per creare una Mappa Concettuale si possono utilizzare classici fogli di carta, lavagne, post-it da riposizionare all’occorrenza o ancora moderni software. Tra questi non si può non ricordare quello a cui ha lavorato Novak stesso, CmapTools, scaricabile gratuitamente dal sito già citato in precedenza. Anche in questo caso, è possibile usare una AI generativa per creare la propria app.
Diagrammi a Ragno
A differenza delle Mappe di Buzan e di Novak, i Diagrammi a Ragno non hanno una data di nascita certa e non sono associati ad alcun inventore. Il termine fa in genere riferimento a Mappe del Pensiero a sviluppo radiale di volta in volta identificate come versioni più libere e fluide delle Mappe Concettuali o più semplici e veloci di quelle Mentali.
Strumenti ideali per fissare rapidamente concetti, idee, appunti su fogli di carta o sul monitor del computer, presentano uno sviluppo simile a quello delle Mappe Mentali. La parola o la frase di partenza è infatti scritta al centro e da essa si dipartono, come le zampe di un ragno, frecce o linee che conducono verso concetti o argomenti via via più specifici. I concetti possono essere rappresentati da singole parole oppure espressi attraverso frasi o interi paragrafi. Da questi concetti di primo livello possono poi partire altre linee che conducono a concetti di secondo livello e così via.
In genere, i Diagrammi a Ragno non includono immagini o simboli caratteristici delle Mappe Mentali e nemmeno le parole o le frasi legame tipiche delle Mappe Concettuali. Possono però fare uso dei colori.
Creatività: come usare le Mappe del Pensiero
Il processo creativo consta di numerose fasi. Sebbene la più nota, quella alla quale subito si pensa quando si parla di creatività, sia la fase di generazione di idee, non meno importanti sono quelle che riguardano, ad esempio, la scrematura delle idee, con la relativa selezione di quelle migliori, e la loro concretizzazione.
Durante tutto il percorso, può tornare utile ricorrere svariate volte alle Mappe del Pensiero, per finalità differenti. In fase iniziale, queste possono aiutare a generare quante più idee possibile, a individuare connessioni inusuali, a fermare i pensieri prima che scompaiano, a sviscerare tutto quello che si sa su un determinato fatto o argomento, a vedere le cose da prospettive diverse. Nelle fasi avanzate risultano invece utili per valutare i pro e i contro delle diverse idee, individuare quelle più solide, comunicarle agli altri componenti del team e, successivamente, per definire i dettagli del progetto e individuare i passaggi per dare corpo all’idea selezionata.
Queste sono solo alcune delle possibili applicazioni delle Mappe del Pensiero, nonché quelle che in genere sfrutto io stessa per passare dalla fase di ideazione alla vera e propria fase di “creazione”. Ognuno può definire in modo autonomo le fasi e i contesti nei quali farne uso.
Naturalmente, ogni fase, ogni finalità richiede l’uso del giusto tipo di mappa. Così, mentre i Diagrammi a Ragno possono risultare perfetti nella primissima fase, per fermare rapidamente le intuizioni di partenza prima che sfuggano, ma anche per abbozzare piani di sviluppo in una fase successiva, le Mappe Mentali sono strumenti ideali per il brainstorming di gruppo, in quanto aiutano a far esplodere le idee, favorire il pensiero divergente, individuare nuove associazioni, vedere le cose da diverse prospettive. Le Mappe Concettuali, più logiche e strutturate, permettono infine di analizzare, definire, progettare, comunicare, ma anche individuare relazioni inaspettate.

Esempio pratico: scrivere un racconto con l’aiuto delle Mappe del Pensiero
Per darvi un’idea delle reali possibilità di impiego delle Mappe del Pensiero, ritengo utile illustrare il modo in cui io stessa le sfrutto durante un processo creativo e, in particolare, per sviluppare racconti. Anche in questo caso, il principio di base resta quello di non usare un solo tipo di mappa per tutte le fasi del processo, ma scegliere quello più idoneo a seconda del momento creativo che si sta affrontando, il quale potrà richiedere un tipo di pensiero libero e divergente o strutturato e convergente.
Il primo passo da compiere consiste nel trovare l’idea per la storia. I metodi per procedere sono numerosi e, tra i tanti, rientra anche l’uso delle Mappe del Pensiero. Sebbene in questa fase possano risultare utili tanto le Mappe Mentali quanto i Diagrammi a Ragno, io preferisco sfruttare i secondi. Il motivo è semplice: permettono di buttare giù le idee in modo rapido, scrivendo anche frasi complete, domande, brevi testi, non solo singole parole. La loro praticità consente inoltre di schizzarle rapidamente su un taccuino o sul tablet ovunque ci si trovi, seduti al tavolino di un bar, su una panchina del parco, su un autobus. Quando mi è possibile, per semplificare le successive riletture, utilizzo penne o pennarelli di diversi colori, ma molto spesso mi accontento di una biro o di una matita.
Accumulate un po’ di idee, passo alla revisione, utile per individuare quella più solida o interessante, e inizio a definire a grandi linee la fabula, dunque lo svolgimento cronologico dei fatti che andrò a narrare. In questa fase trovo molto utili le piattaforme che permettono di creare Mappe Concettuali in formato digitale, in quanto mi consentono di avere tutto sott’occhio in ogni momento e di apportare rapidamente qualsiasi tipo di modifica alla struttura, spostando, aggiungendo, eliminando senza ritrovarsi con decine di post-it o cartoncini sparsi per l’ufficio o per casa.
Se la trama non procede, risulta bloccata in qualche punto o appare eccessivamente poco brillante, passo alle Mappe Mentali. Colori, immagini, singole parole aiutano a sbloccare la creatività, a esplorare varie alternative e a progredire.
Le Mappe Mentali risultano per me particolarmente utili anche in fase di studio e definizione delle caratteristiche dei personaggi e dell’ambientazione. Per quanto riguarda i primi, ritengo utile creare mappe con:
- al centro: il nome del personaggio e/o un’immagine che lo rappresenti
- sui rami principali: parole chiave come “aspetto”, “psicologia”, “obiettivi”, “pregi”, “difetti” e via dicendo
- sui rami successivi: parole chiave e immagini che approfondiscano ogni aspetto del singolo personaggio.
Le Mappe Mentali dedicate all’ambientazione risultano invece utili per definire aspetti come il luogo, il tempo, il contesto socioculturale.
Per finire, è necessario strutturare l’intreccio, il quale definisce l’ordine in cui vengono narrati i fatti e, molto spesso, non coincide con la fabula. Per procedere, se non ho ancora un’idea chiara in testa, utilizzo, in primo luogo, le Mappe Mentali e successivamente strutturo il tutto con un semplice Diagramma a Ragno, il quale mi consente di includere anche brevi descrizioni. Quando la storia è già ben delineata nella mia mente, salto il passaggio delle mappe mentali e definisco subito l’intreccio con un Diagramma a Ragno.
L’infografica qui sotto, realizzata, come le precedenti, con l’AI Gemini Pro, riassume visivamente i contenuti di questo paragrafo.


